Startup Italiane; intervista con Paolo, CEO di Instilla

Continuiamo la nostra rubrica sul mondo delle startup Italiane, oggi abbiamo intervistato Paolo CEO di Installa, lasciamo a lui la parola:

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Quali sono le ragioni per cui hai intrapreso questi studi e questa attività professionale?

La scelta del mio corso di studi è iniziata subito dopo aver finito il liceo: ho deciso di seguire un mio caro compagno di classe bravissimo a prendere appunti. Era combattuto tra varie possibili strade, ma alla fine ha scelto Economia, e così l’ho seguito.

Credo che alla fine il mio background accademico abbia avuto poco impatto sulla mia carriera. Ho iniziato con economia aziendale, poi una specialistica in Scienze economiche e sociali (principalmente statistica ed econometria) a Milano, ma la svolta è arrivata quando ho iniziato a lavorare nel mondo di start-up, inizialmente per Startupbusiness e poi Nuvolab (con Francesco Inguscio).

Da allora mi sono innamorato di questo mondo, soprattutto del digitale, e quasi subito ho iniziato a studiare sviluppo web, e ora – dopo alcuni anni, molta pratica e le notti su Stack Overflow – posso dire di essere un buon sviluppatore.

Successivamente ho provato a lanciare la mia prima startup, gioie e dolori in quanto è stato il mio primo fallimento a livello imprenditoriale, ma una grande opportunità per imparare. Allo stesso tempo, ho vinto una borsa di studio Fullbright BEST ed ho avuto l’opportunità di studiare a Berkeley tematiche come l’Agile Project Management, sia teoricamente che sul campo, avendo anche l’opportunità di lavorare in una società di venture e incubatore nella Silicon valley, Vodafone Xone, che a quel tempo aveva il loro quartier generale proprio lì.

Oggi, dopo un anno di “formazione startappara” tra esperienze professionali ed esperimenti imprenditoriali sono pienamente impegnato nel mio ultimo progetto di start-up: Instilla, istituito all’inizio di quest’anno, in cui ci occupiamo di reingegnerizzare i processi delle media-agency. Abbiamo sviluppato un servizio altamente scalabile per professionisti digitali e PMI che include un pacchetto di SEO locale, un servizio di creazione siti web responsive e SEO ottimizzati e uno per la gestione social.

Avete mai deciso di cambiare rotta?

Ho studiato tanto e non mi sono mai guardato indietro, cercando di andare sempre dritto per la mia strada. Quando si diventa imprenditori, però, comincia un saliscendi di stato d’animo: si va dai giorni di euforia, in cui si è convinti di rivoluzionare il mondo con la tua idea, a dei giorni di totale disperazione. Anche come imprenditore non ho mai smesso, e sono convinto fermamente della mia scelta: questo è molto difficile, e talvolta la voglia di mollare tutto si fa sentire, ma poi vedo ciò che sto creando e sono estremamente felice!

Quanto pensi sia importante il fattore network e i viaggi all’estero?

La rete è un fattore molto importante, e ho avuto la fortuna di iniziare immediatamente a costruirla, sia lavorando nel mondo delle startup, ma anche facendo amicizia con i colleghi delle università, così ho infettato qualcuno con la mia passione e l ‘ho portato con me in strada.

L’esperienza all’estero è ancora più importante (e forse il network internazionale), ti dà l’opportunità di aprire la mente, e di essere contaminati con modi diversi di ragionare: certamente ho avuto la possibilità di uscire dalla confort-zone, che è sicuramente il modo migliore per crescere come persona (prima ancora che come imprenditore).

In particolare, la mia esperienza nella Silicon Valley (piena di difficoltà) mi ha permesso di confrontarmi con imprenditori di alto livello: andare a “giocarsela” nella Silicon Valley significa entrare in contatto con gli imprenditori più competitivi del globo, soprattutto per quanto riguarda il digital. Ho avuto l’opportunità di imparare molto in poco tempo: le nuove tecnologie, le tendenze e le migliori pratiche per il lancio in California.

Ora cerco di portare questa esperienza per la mia attività, e di condividere – per quanto possibile – con le altre realtà. La mission della mia azienda è quella di “portare l’innovazione nella vita delle persone”, e questa apertura alla condivisione delle conoscenze deriva probabilmente dalla mia esperienza americana (anche se non tutti abbracciano questa visione).

Startupper si nasce o si diventa?

Sono convinto che imprenditori si nasca: ho scoperto di essere imprenditore a 16 anni, e da lì ho iniziato la mia avventura facendo piccoli esperimenti d’impresa mentre ancora portavo avanti i miei studi.

Di certo, però, i modi di essere un imprenditore si affinano solo con l’esperienza. Lo startupper, in particolare, è un imprenditore che persegue obiettivi di business scalabili e ripetibili, seguendo la metodologia ormai codificata imparata dall’esperienza di 30 anni di start-up (in particolare nella Silicon Valley e poi in tutto il mondo). In questo quadro teorico, lo studio di questi metodi può certamente aiutare a diventare imprenditori in ambito start-up.

Pensi che l’Italia sia un terreno fertile per le nuove start-up?

Sicuramente no. Ci sono problemi di tassazione di eccessiva, burocrazia, complicazioni ad assumere, costi di avvio di un’impresa, ma soprattutto non c’è il denaro che invece c’è in altri ecosistemi. In Italia si investe un trentaseiesimo dell’investimento pro capite in California, ci sono meno persone con capacità finanziaria per sostenere la fase di scaling-up e certamente meno occasioni di exit. Detto questo, ci si arrangia e cercare di fare tutto il possibile per far crescere il proprio business e aiutare il sistema del paese.

Quali consigli si sente di dare a quegli studenti che si proiettano come lavoratori indipendenti piuttosto che dipendenti?

Fare start-up vuol dire anche sacrificio, basti pensare ai sacrifici che si fanno rinunciando a cose importanti della vita come il tempo con la famiglia, le relazioni sociali, lo svago, e così via… per un’idea o un progetto per il quale esito è incerto e in cui la probabilità di fallimento è quasi del 100%. In Silicon Valley delle start-up che ricevono finanziamenti solo il 96% sopravvive: ora pensate in Italia cosa può significare lanciare una start-up nella fase iniziale di boot-strapping.

Se potessi tornare indietro, rifarei sempre le stesse scelte. Forse non riuscirei a fare altro nella mia vita (e molto probabilmente a questo punto del mio percorso professionale non potrei neppure).

Reid Hoffman (il fondatore di Linkedin) dice: “creare una start-up è come lanciarsi in un dirupo senza paracadute mentre si cerca di assemblare un aeroplano”, per cui è un “suicidio”. Oggi come oggi però è veramente qualcosa di cui non riuscirei davvero a fare meno.

paolo intervista

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ringraziamo Paolo per il suo tempo. Alla prossima storia di successo lettori !

 

 

Se siete startuppers, noi di ElectronBeam stiamo aspettando di raccontare la vostra storia, contattateci a [email protected] e raccontateci la vostra start-up, potrete essere i prossimi!

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